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Videosorveglianza: guida pratica (scelte tecniche e errori comuni)

Una guida operativa per capire cosa conta davvero: telecamere IP, PoE, NVR, accesso remoto sicuro, retention e affidabilità.

Obiettivo: deterrenza o identificazione?

Prima di parlare di 4K, brand o “AI”, serve chiarire l’obiettivo. Un impianto pensato per deterenza (presenza visibile, copertura ampia) è diverso da uno pensato per identificazione (volti/targhe a distanze specifiche). La scelta di ottiche, altezza, angoli e illuminazione cambia radicalmente.

IP, PoE, Wi‑Fi: stabilità prima di tutto

Le telecamere IP moderne funzionano bene quando la rete è progettata correttamente. In ambito professionale, PoE riduce variabili: un solo cavo per alimentazione e dati. Il Wi‑Fi è comodo ma può introdurre instabilità (interferenze, copertura, roaming, congestione), soprattutto in esterno.

  • Switch PoE: potenza totale sufficiente e porte dimensionate.
  • VLAN: separa la rete videosorveglianza dalla LAN utenti.
  • Accessi: password robuste, utenti profilati, VPN o canali sicuri.

Storage, retention e bitrate

“Quanti giorni di registrazione?” è la domanda chiave. Risoluzione, FPS e codec (H.265/H.264) determinano il bitrate e quindi lo spazio disco. Un impianto serio dimensiona l’NVR e i dischi con margine, evitando saturazioni che causano drop o sovrascritture premature.

FAQ

PoE o Wi‑Fi?

PoE è più robusto e prevedibile. Il Wi‑Fi è valido in scenari semplici, ma più sensibile a interferenze e copertura.

Serve Internet?

Per registrazione locale no; per accesso remoto, notifiche e backup cloud sì.